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2009 dal 5 al 12 Aprile

8a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

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dai GIORNALI di OGGI

La manifestazione della cgil a roma:

"siamo 2 milioni e 700 mila"

Il segretario Cgil: "In un tempo di crisi dall'esecutivo arrivano solo banalità. Si apra un tavolo vero"

Epifani: "Il governo si dia una sveglia"

Franceschini: "Il Pd sta con i lavoratori"

2009-04-05

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2009-04-05

la manifestazione della cgil a roma: "siamo 2 milioni e 700 mila"

Epifani: "Il governo si dia una sveglia"

Franceschini: "Il Pd sta con i lavoratori"

Il segretario Cgil: "In un tempo di crisi dall'esecutivo arrivano solo banalità. Si apra un tavolo vero"

Guglielmo Epifani (Inside)

Guglielmo Epifani (Inside)

ROMA - "Il governo si dia una sveglia". E' questo l'esordio del comizio del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani al termine della manifestazione organizzata da Roma contro i provvedimenti anti crisi del governo. Una manifestazione a cui ha partecipato una folla imponente, 2 milioni e 700 mila persone secondo la Cgil, 200mila persone secondo la questura di Roma.

EPIFANI - "In un tempo di crisi dal governo arrivano solo banalità. Perchè il governo non vuole fare di più? Perchè non apre i tavoli che gli chiediamo? Tolti i soldi alle banche, il governo ha messo solo 4 miliardi di euro per combattere la crisi. Perchè non fa un piano di politiche sociali? Perchè fa tavoli-casa pasticciati? Perchè non offre una soluzione ai problemi dei precari del settore pubblico e della scuola? C'è troppo divario tra quello che il governo doveva fare e ciò che non fa. Se la crisi si dovesse prolungare in troppi si ritroverebbero senza tutele. Ma in quel buco nero finirebbero anche troppe imprese" ha aggiunto Epifani attaccando l'esecutivo di centrodestra. Poi arriva la stoccata verso Cisl e Uil: "Noi stiamo in campo anche quando altri non ce lo consentono".

"Il governo sta correndo il rischio di creare un Paese sempre più immobile dal punto di vista sociale in cui gli ultimi resteranno gli ultimi. Noi vogliamo portare nel futuro i valori della Costituzione. Chiedo al presidente del Consiglio di aprire un tavolo vero di confronto sulla crisi perchè si possa ascoltare in modo serio le cose che vanno fatte. Anche perchè non siamo in grado di fare previsioni attendibili, ma se la ricchezza del Paese dovesse scendere del 4% in questo 2009 questa caduta non la si può affrontare con battute. Anche perchè perdere il 4% di Pil non vuol dire tornare a 10 anni fa ma tornatre a fare un salto nel vuoto della disoccupazione per lavoratori ed artigiani" ha proseguito Epifani. "Quello che propongo - ha aggiunto il segretario della Cgil - è un tavolo che possa affrontare 4 problemi : 1) Le politiche industriali e gli investimenti a partire dal Mezzogiorno; 2) Discutere cifre alla mano sulla capienza e congruità degli ammortizzatori sociali e vedere un blocco effettivo dei licenziamenti: 3) Discutere dei problemi dei pensionati; 4) Affrontare i temi della giustizia fiscale e dei temi dello sviluppo sostenibile. Anche Confindustria avrebbe interesse ad un tavolo vero di discussione. In sostanza senza una politica industriale il nostro è un Paese che uscirà dalla crisi più debole nel mondo".

"Sul tema della contrattazione - ha spiegato Epifani - abbiamo ragione noi. La contrattazione collettiva non può essere sostituita da niente, per questo noi siamo fondamentali. Siamo pronti a fare un nuovo referendum vincolante sulla contrattazione. Siamo pronti a discutere sui temi della rappresentatività. La sfida è l'inclusione restando uniti.Dal Circo Massimo parte un messaggio di speranza".

"BASTA POLEMICHE DA PARTE DI CISL E UIL" - "C'è tanta gente, c'è l'Italia dei lavoratori, dei giovani, degli anziani e dei precari; sarà una bella giornata che si ricorderà a lungo" aveva detto Epifani, all'arrivo in piazzale dei Partigiani. Il segretario della Cgil aveva poi aggiunto: "Non ho mai polemizzato con nessuno - ha dichiarato Epifani - non ho mai polemizzato con Cisl e Uil, nè con Bonanni o con Angeletti. Perchè non fanno lo stesso?".

FRANCESCHINI - "Credo che il segretario del Partito democratico abbia il dovere di stare a fianco dei lavoratori che chiedono il rispetto dei loro diritti, che hanno paura di perdere il posto di lavoro, di persone che pacificamente denunciano che con le loro pensioni non ce la fanno più a vivere" aveva detto invece il segretario del Pd, Dario Franceschini, che partecipava anche lui alla manifestazione della Cgil, dove aveva salutato affettuosamente Epifani.

Franceschini aveva poi aggiunto: "Alla Cgil dico che è giusto scendere in piazza, ma che non bisogna farlo mai contro gli altri sindacati. Ora è necessario aprire una stagione di unità e superare le divisioni. Bisogna mettersi tutti insieme per difendere i diritti delle persone".

I PARTECIPANTI - Insieme a Franceschini erano presenti nel corteo altri importanti esponenti del Pd come l'ex segretario del Pd Walter Veltroni, Piero Fassino e Pierluigi Bersani e anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e il suo compagno di partito ed ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. Il Paese deve ringraziare la Cgil perchè grazie alle sue iniziative di lotta vengono evitate "derive drammatiche" veva detto quest'ultimo. "Questa crisi è così drammatica e violenta - ha detto Bertinotti - da colpire i lavoratori con una caduta forte del potere d'acquisto dei loro salari. Per affrontare questa crisi occorre una svolta, occorre cambiare il paradigma di fondo, imboccando una strada di cambiamento del modello economico e sociale; è lo stesso problema che è stato affrontato con la crisi del '29".

D'ALEMA - Al corteo ha partecipato anche l'ex premier Massimo D'Alema che così ha commentato la manifestazione: "È una grandissima manifestazione che chiede al governo misure più efficaci contro la crisi, più attenzione ai problemi del mondo del lavoro e non risposte vacue e inconsistenti". Riguardo al ruolo del Pd e ai rapporti che il partito può intrattenere con il sindacato, D'Alema dice: "Guai se una grande forza di centrosinistra come la nostra, non desse ascolto a una realtà come quella che vediamo qui oggi. Parliamo di un'organizzazione che ha 5 milioni di iscritti, non di un gruppetto di extraparlamentari, ma di un pezzo grande e importante della società".

VERNICE CONTRO UNA BANCA - In precedenza alcuni gavettoni contenenti vernice rossa erano stati lanciati sui muri di una filiale della Banca Popolare di Milano in via Merulana, all'angolo con Largo Santa Maria Maggiore, al passaggio del corteo della Cgil. Secondo alcuni testimoni, il lancio sarebbe avvenuto dall'interno del corteo.

04 aprile 2009(ultima modifica: 05 aprile 2009)

REPUBBLICA

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2009-04-05

La denuncia del segretario confederale Agostino Megale, ospite di "Domenica In"

"Sotto i 35 anni, 2 su 10 non troveranno lavoro; sotto i 25 anni, uno su tre"

Cgil: "Tra il 2009 e il 2010

600.000 giovani disoccupati in più"

Cgil: "Tra il 2009 e il 2010 600.000 giovani disoccupati in più"

Il segretario confederale della Cgil Agostino Megale

ROMA - La crisi economica in atto rischia di creare 600 mila disoccupati in più tra i giovani sotto i 35 anni tra il 2009 e il 2010. E' la stima fatta dal segretario confederale Cgil, Agostino Megale, intervistato nel corso dello spazio condotto da Monica Setta a Domenica in.

"Siamo di fronte a una crisi - ha detto il sindacalista - che colpisce tutti, ma c'è una fascia, quella dei giovani, che sarà più penalizzata e, se i dati Ocse corrisponderanno alla realtà, avremo tra 2009 e 2010 qualcosa come 600 mila giovani disoccupati in più. Tra i giovani sotto i 35 anni, 2 su 10 non troveranno lavoro, tra i giovani sotto i 25 anni, uno su tre non troverà lavoro. Si passa da un tasso di disoccupazione giovanile del 22% al 34%", ha sottolineato Megale, affermando che si tratta di dati che la Cgil ha "stimato in questi giorni sulla base dei dati Ocse".

Le stime della Cgil erano state in parte anticipate in un rapporto pubblicato il 27 marzo, nel quale si esaminava anche la grave erosione dei salari, fermi praticamente al 1993. L'incidenza della disoccupazione, aveva spiegato lo stesso Megale, "coinvolgerà tutti i nuclei familiari, in totale 4-5 milioni di famiglie".

(5 aprile 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

Il segretario del Pd replica all'attacco contro la stampa del Cavaliere

"Ridono delle sue battute ma nessuno ha paura delle sue minacce"

Franceschini attacca Berlusconi

"E' nervoso, il ciclo sta finendo"

Franceschini attacca Berlusconi "E' nervoso, il ciclo sta finendo"

Dario Franceschini

ROMA - "Il suo è nervosismo, tipico di chi capisce

che il suo ciclo politico sta inesorabilmente finendo". Il giorno dopo la sfuriata del Cavaliere contro la stampa, "rea" di enfatizzare le sue gaffe europee, Dario Franceschini spiega così l'atteggiamento del premier. Lo stato d'animo di chi "capisce che, dopo tanti anni, qualcuno ride ancora delle sue scenette, ma nessuno ha più paura delle sue minacce".

Il segretario del Pd elenca tutti gli appuntamenti europei che sono stati teatro delle gaffe del Cavaliere: "una volta le corna, una volta grida cucù e ieri sembrava quel personaggio di Nanni Moretti, 'mi si nota di più se ci vado o non ci vado?Berlusconi partecipa ai vertici per divertirsi, come se andasse in gita scolastica".

Dura la reazione dell' Idv di Antonio Di Pietro. "Il premier vuole assumere anche il controllo totale della carta stampata. Minaccia tuoni e fulmini semplicemente per aver riportato quello che i giornali e le tv di tutto il mondo hanno scritto e fatto vedere, cioè che ha commesso due gaffe internazionali in due giorni" dice Felice Belisario. Che parla di "alla censura preventiva, all'anticamera del regime autoritario".

Chi invece cerca di smorzare i toni è il ministro Gianfranco Rotondi che nega volontà censorie da parte del premier: "Nessun attacco alla stampa, ha solo detto che è opportuno che vengano riportati i fatti così come realmente sono e non montare casi a fini strumentali"

(5 aprile 2009)

 

 

L'UNITA'

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2009-04-05

Cgil, il sindacato in piazza con oltre 2 milioni di lavoratori

di Malcom Pagani

Arriva al microfono quando il sole è già alto e nel grande anello è ormai impossibile farsi spazio. E’ determinato, concentrato, diretto. Guglielmo Epifani ce l’ha fatta. Un corteo enorme, una partecipazione spaventosa. La fotografia in carta carbone di un lontano 23 marzo di qualche anno fa. Sono giunti a centinaia di migliaia, da Belluno e da Prato, da Enna e da Napoli. "Non era scontato" dice orgoglioso il segretario generale della Cgil tra gli applausi. Prima di lui hanno parlato studenti e precari, operai e medici. Chiude Epifani, con la consapevolezza che non è il giorno giusto per dimenticare le ragioni dell’adunata. Il lavoro. La crisi. Le risposte che mancano. Gli basta appena nominare Berlusconi, per far sì che i fischi coprano anche il rumore dei tanti elicotteri che volteggiano sulle teste dei manifestanti. "Il governo fa molto meno di quello che serve ma non va bene aspettare che passi la nottata, è da quella che dipende il nuovo giorno. Perché l'esecutivo non ha voluto, non vuole fare di più? Stanziando solo 4 miliardi per fronteggiare la crisi, non percependo l'urgenza di serie politiche industriali, per l'edilizia, per i servizi pubblici, per le piccole e medie imprese ha mostrato disinteresse e sottovalutazione". Quindi, conseguente, la richiesta. "Bisogna aprire un tavolo vero di confronto per affrontare in modo serio, ordinato, coerente, la crisi".

Parole che scaldano l’Italia che prova a resistere, che viaggia da ieri e tornerà a casa solo domani. I cassaintegrati di Pomigliano d’Arco e quelli quasi esclusivamente africani di Afragola, i lavoratori del tessile di Prato, le donne e i bambini che si aggirano con palloncini colorati. La gente distesa sui prati, i volti che di manifestazione in manifestazione, si incontrano nuovamente. Sono le speranze ad essere mutate, in quel caleidoscopio di illusioni tradite che questa stagione governativa propone. Un popolo preoccupato, colorato e comunque composto, "nella migliore tradizione del sindacalismo italiano" come suggerisce Antonio Bassolino e conferma Sergio Cofferati, che quando gli chiedono quanto sia diversa la sua stagione da quella attuale frena i confronti e dice soltanto: "Sono iscritto alla Cgil, era ed è il "mio" sindacato".

Mancano Cisl e Uil ed Epifani non lo dimentica: "Abbiamo scelto di stare in campo anche quando gli altri non ci hanno consentito di fare le battaglie che avremmo dovuto intraprendere insieme". Non c’è solo protesta ma una fitta teorie di proposte a controbilanciare: "Bisogna decidere subito di estendere la durata della cassa integrazione ordinaria, per evitare che il passaggio a quella straordinaria voglia dire ristrutturazioni, mobilità, licenziamento dei lavoratori. Investimenti e Mezzogiorno, la possibilità di chiedere il blocco effettivo dei licenziamenti per tutta la durata della crisi, per discutere delle condizioni e del reddito di pensionati, lavoratori e precari. E infine, il tema della lotta all'evasione fiscale e della restituzione del Fiscal drag".

Il segretario della Cgil ha sottolineato che è difficile fare previsioni sulla crisi, "ma se la ricchezza del Paese scenderà davvero del 4% quest'anno, la caduta non potrà essere affrontata né con battute né con misure non all'altezza. Lo dico con il cuore in mano: dietro a queste cifre ci sono milioni di persone e molte imprese. Un calo di queste dimensioni non vuol dire tornare a sei-sette anni fa, ma per molti è un ritorno nel vuoto". Applausi a scena aperta. Grida, piedi che battono sul terreno, abbracci. E’ finita, si sciama verso una primavera crudele, più confortati. La questura parla di 200.000 persone. Erano molte di più. Non è il dato più importante. Fondamentale è lo spirito. Gambe in marcia, cuori pulsanti. Nessuno si rilassi. La Cgil rimarrà vigile: "È stata una delle più grandi e più belle manifestazioni di sempre. Rappresenta quella parte d'Italia che vuole superare la crisi ma che chiede serietà rispetto ai propri problemi, alla propria condizione". Quella ci vuole, insieme a molto altro.

04 aprile 2009

 

 

 

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